Non sei una mamma cattiva se…  

di The Modern Mamas Aggiornato al 11 Giugno 2026 ⏱ 5 min di lettura
Non sei una mamma cattiva se…  

Lo ammetto: anch’io mi sono sentita spesso una cattiva madre. Per un pranzo risolto con la pasta in bianco al burro e parmigiano, per il cartone acceso giusto il tempo di una doccia, per quella volta in cui ho desiderato un giorno intero lontano da casa. Poi ho capito che non era la prova che stavo sbagliando, ma era il segno di quanto avevo assorbito un’idea irreale di cosa dovrebbe essere una madre. Lo so razionalmente, eppure ogni tanto quel senso di colpa torna a bussare alla porta lo stesso. Forse è proprio per questo che ho bisogno di ripeterlo: normalizziamolo, una volta per tutte!

15 cose che NON ti rendono una cattiva madre

  1. a fine giornata non vedi l’ora che vadano a dormire
  2. certi giorni il pranzo è pasta in bianco o qualcosa di pronto
  3. accendi la TV o dai il tablet per finire una telefonata o farti una doccia
  4. torni al lavoro perché ne hai bisogno (economico o personale)
  5. scegli di restare a casa e non te ne penti
  6. a volte ti manca la tua vita di prima
  7. ti chiudi in bagno cinque minuti solo per stare in silenzio
  8. allatti al biberon, o al seno, o fai entrambe le cose
  9. ti sei arrabbiata, hai alzato la voce e poi hai chiesto scusa
  10. non ti senti realizzata ogni singolo istante della maternità
  11. chiedi aiuto invece di fare tutto da sola
  12. ami tuo figlio alla follia e insieme sei sfinita
  13. ogni tanto pensi “chissà se sto facendo la cosa giusta”
  14. ti prendi del tempo per te senza sensi di colpa
  15. Esci con a fare shopping con le amiche

Nessuna di queste cose ti rende una cattiva madre. Al contrario, ti rende una madre vera.

Perché ci sentiamo cattive madri (anche quando non lo siamo) ?

Il senso di colpa, come detto, è alimentato da un modello impossibile: la madre sempre paziente, sempre presente, sempre felice, con la casa in ordine e i figli perfetti. Un modello che non esiste nella realtà, ma che scorre di continuo davanti ai nostri occhi sui social, dove vediamo solo la versione filtrata della maternità degli altri.

A questo si aggiungono le norme che cambiano in fretta e si contraddicono, e i giudizi non richiesti che arrivano da ogni parte. Il risultato è una pressione costante a fare “di più” e “meglio”, che trasforma scelte normali in presunte colpe.

Basta essere una madre sufficientemente buona

Lo psicoanalista Donald Winnicott, nel 1953, ha coniato un’espressione che vale ancora oggi: la madre sufficientemente buona(“Good enough mother”, in inglese) . La sua intuizione è semplice e liberatoria.
Un bambino non ha bisogno di una madre perfetta, ma ha bisogno di una madre presente, affidabile e abbastanza serena.

I 6 elementi che, secondo Winnicott, sostengono uno sviluppo sano del bambino sono soprattutto:

  • Sintonia con dei confini: rispondere con sensibilità ai bisogni del bambino, mantenendo però i propri limiti e il proprio benessere.
  • Delusioni gestibili: lasciare che il bambino sperimenti frustrazioni adeguate alla sua età, che costruiscono resilienza e capacità di affrontare le difficoltà.
  • Presenza autentica: esserci davvero, in modo genuino, invece di “recitare” la genitorialità perfetta.
  • Riparazione dopo la rottura: mostrare che le relazioni possono ricucirsi dopo errori e incomprensioni.
  • Adeguatezza all’età: adattare il proprio modo di fare il genitore man mano che il bambino cresce e sviluppa nuove capacità.

Incontrare i piccoli limiti della realtà fa bene a un figlio; dirgli “oggi sono stanca, non riesco a giocare” non lo traumatizza, purché non diventi un rifiuto costante. Una madre che ogni tanto sbaglia, si scusa e riprova insegna molto più di una madre che finge di essere perfetta.

Perché questa idea è importante?

A coniare l’espressione “madre sufficientemente buona” fu il pediatra e psicoanalista britannico Donald Winnicott nel 1953, a partire dall’osservazione clinica di migliaia di mamme e bambini. La sua intuizione è che la madre “sufficientemente buona” si adatta quasi totalmente ai bisogni del neonato nei primissimi tempi, per poi, gradualmente, lasciargli sperimentare piccole mancanze man mano che cresce. Sono proprio queste micro-frustrazioni ad aiutare il bambino a confrontarsi con la realtà e a diventare autonomo. Una madre che punta alla perfezione, paradossalmente, lo priva di questo passaggio. Per questo Winnicott difendeva i genitori “normali” dall’idea, già allora montante, che servisse essere impeccabili. Abbracciare il “sufficientemente buono” aiuta a lasciar andare il perfezionismo, a ridurre il senso di colpa e a crescere figli più resilienti.

Domande Frequenti

È normale sentirsi una cattiva madre? 

Sì, è un sentimento molto comune. Quasi tutte le madri provano sensi di colpa: di solito non sono la prova di un errore, ma il riflesso di standard irrealistici e di un’idea idealizzata di maternità.

Cosa significa essere una “madre sufficientemente buona”? 

Madre sufficientemente buona, o good enough mother, è un concetto dello psicoanalista Donald Winnicott. Un bambino non ha bisogno di una madre perfetta, ma di una madre presente, affidabile e abbastanza serena, che può sbagliare e riprovare.

Perché provo sensi di colpa per cose normali?

Perché il modello di “madre perfetta”,alimentato dai social e dai giudizi esterni,fa percepire come colpe scelte del tutto normali, come un pranzo veloce o del tempo per sé.

Come si alleggeriscono i sensi di colpa materni?

Riconoscendo (e ripetendosi) che il modello perfetto di madre non esiste, parlandone con chi non giudica, chiedendo aiuto e ricordando che una madre presente vale più di una madre “perfetta”. Se il peso resta costante, è utile rivolgersi a un professionista.

The Modern Mamas
Scritto da The Modern Mamas

Senior SEO Manager e Mamma di Leonardo

Sono Francesca, mamma di Leonardo e professionista della SEO da più di dieci anni. Il mio lavoro è capire le domande che le persone digitano ogni giorno e rispondere con contenuti chiari e affidabili. Con The Modern Mamas faccio la stessa cosa, ma sul tema che mi tocca più da vicino: la maternità. Niente promesse irrealistiche né perfezione da vetrina, solo informazioni verificate, esperienze reali e qualche consiglio testato sul campo (spesso su Leonardo). Perché crescere un figlio è già abbastanza complicato senza il rumore di fondo.