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Pregrafismo: giochi per preparare alla scrittura

di Letizia Tufo Aggiornato al 6 Luglio 2026 ⏱ 5 min di lettura
Pregrafismo: giochi per preparare alla scrittura

Da insegnante, ogni anno accolgo in classe bambini pronti a scrivere e bambini a cui la scrittura è già antipatica, ancora prima di cominciare. E quasi sempre la differenza non sta nel talento, ma in come sono arrivati fin lì: chi ha potuto muoversi, manipolare e giocare tiene la matita con naturalezza; chi è stato spinto troppo presto a scrivere e a stare nei bordi arriva spesso teso, con l’impugnatura sbagliata e poca voglia. Per questo vorrei parlarti di pregrafismo, cioè di come si prepara la mano alla scrittura, e soprattutto di come NON si fa. Perché il modo giusto, a questa età, è uno solo: giocare.

Cos’è il pregrafismo ?

Il pregrafismo è l’insieme delle esperienze che preparano il corpo e la mano del bambino al gesto della scrittura: la forza delle dita, la coordinazione occhio-mano, il controllo del movimento, la capacità di seguire una direzione. Attenzione però: pregrafismo non significa “far scrivere prima”. Non sono le schede con le letterine da ricalcare, né i disegni da colorare rigorosamente dentro i bordi. È tutto ciò che viene prima, e che si costruisce quasi solo attraverso il gioco e il movimento.

Perché non bisogna forzare la scrittura (né il colorare nei contorni)? 

Questo è il punto che mi sta più a cuore. Chiedere a un bambino di 3-4 anni di scrivere le lettere o di colorare senza uscire dai bordi non è “portarsi avanti”: è una forzatura, e lo è su due piani.

  • Sul piano biologico. La mano di un bambino piccolo è ancora un cantiere aperto. I muscoli delle dita e le piccole ossa del polso e della mano non sono ancora maturi, e la presa fine, quella “a tripode” con cui teniamo la matita, si sviluppa in modo graduale, di solito verso i 5-6 anni. Chiedere precisione prima che la mano sia pronta significa affaticarlo, generare tensione e, cosa che poi vedo in classe, rischiare che fissi un’impugnatura scorretta, difficilissima da correggere dopo. Anche restare “dentro i bordi” richiede un controllo fine e una coordinazione visiva che a quell’età non ci sono ancora.
  • Sul piano cognitivo. Scrivere una lettera è un compito astratto: significa collegare un segno a un suono. È un’operazione mentale che il bambino, prima dei 5-6 anni, non è ancora attrezzato ad affrontare. Forzarla non anticipa nulla: aggiunge solo pressione. E il rischio più grande è proprio questo: trasformare in dovere e in frustrazione qualcosa che potrebbe diventare un piacere, facendo nascere il rifiuto della scrittura ancora prima di iniziare.

Lo sviluppo, insomma, va dal grande al piccolo e dal concreto all’astratto: prima tutto il corpo, poi la mano, poi il segno. Saltare i gradini non fa arrivare prima, indebolisce le fondamenta.

I veri esercizi di pregrafismo sono giochi

Ecco cosa allena la mano alla scrittura molto più di qualsiasi scheda:

  • Prima il corpo, poi la mano. Arrampicarsi, gattonare, dondolarsi, disegnare in grande su superfici verticali (una lavagna, un foglio attaccato al muro): tutto questo costruisce la stabilità di spalla e braccio da cui parte il gesto fine.
  • Rinforzare le manine. Pasta modellabile da schiacciare e arrotolare, mollette da attaccare, perline e bottoni da infilare, carta da strappare, pinzette per spostare piccoli oggetti, spugne da strizzare.
  • Lasciare tracce liberamente. Scarabocchiare senza regole, con cere spesse, gessi, pennelli: lo scarabocchio non è un disegno “venuto male”, è un passaggio fondamentale verso la scrittura.
  • Disegnare con i sensi. Tracciare linee, cerchi e spirali con il dito nella sabbia, nella farina o nella schiuma da barba: divertente e potentissimo.
  • Tagliare, versare, abbottonare. Le forbici (con supervisione), travasare acqua, allacciare e sbottonare: i gesti della vita quotidiana sono palestra pura per le dita, come insegna anche il metodo Montessori.

Solo più avanti, e sempre come gioco, arrivano i tracciati (linee, onde, ponti, cornicette): mai come compito, mai con l’ansia del risultato.

Il ruolo dell’adulto: fare un passo indietro

Il nostro compito non è correggere, ma offrire occasioni e togliere pressione. Qualche principio che seguo sempre:

  • Niente schede da “completare bene”
  • Nessuna correzione ossessiva: lo scarabocchio non si giudica.
  • Valorizzare l’impegno, non la perfezione, ed evitare i confronti con gli altri bambini.
  • Rispettare i tempi: ogni mano ha il suo, e la scrittura vera arriverà a scuola, quando testa e dita saranno pronte.

Preparare alla scrittura, in fondo, vuol dire proprio questo: dare tempo, spazio e libertà di giocare. Il resto verrà da sé.

Domande Frequenti

Cos’è il pregrafismo?

È l’insieme delle esperienze che preparano la mano e il corpo del bambino alla scrittura: forza delle dita, coordinazione occhio-mano, controllo del movimento e della direzione. Si sviluppa soprattutto con il gioco e il movimento, non con la scrittura anticipata.

A che età un bambino può iniziare a scrivere?

La scrittura vera arriva in genere verso i 5-6 anni, con la scuola, quando la mano e le capacità cognitive sono mature. Prima è controproducente forzarla: meglio costruire le basi giocando.

Perché non bisogna far colorare i bambini piccoli dentro i bordi?

Perché restare nei contorni richiede un controllo fine della mano e una coordinazione visiva che prima dei 5-6 anni non sono ancora sviluppati. Chiederlo troppo presto affatica, crea tensione e rischia di fissare un’impugnatura scorretta.

Quali giochi aiutano a preparare alla scrittura?

Manipolare pasta modellabile, infilare perline, usare mollette e pinzette, strappare la carta, disegnare in grande su superfici verticali, scarabocchiare liberamente e tracciare con le dita nella sabbia. Anche tagliare, travasare e abbottonare allenano moltissimo le mani.

Letizia Tufo
Scritto da Letizia Tufo

Docente di scuola Primaria e mamma

Letizia Tufo è insegnante di scuola primaria. Si è laureata in Scienze della Formazione Primaria all'Università degli Studi del Molise e ha conseguito la Specializzazione per il sostegno didattico presso l'Università Europea di Roma. Ogni giorno in classe mette al centro i bambini e i loro modi diversi di imparare, con un'attenzione particolare all'inclusione e alle esigenze di ciascuno. Vive la scuola con intensità e passione, convinta che l'educazione abbia il potere di fare la differenza nella vita di ogni bambino. Su TheModernMamas condivide il suo sguardo di educatrice per aiutare i genitori a comprendere meglio l'apprendimento, la crescita e il mondo scolastico dei loro figli.