Mio figlio ha tre anni e non chiede mai le macchinine, ma chiede le cars. E non è un camion qualunque quello con cui passa i pomeriggi: è un dump truck. Quando un pezzo del puzzle non entra, allarga le braccia e sentenzia “it’s stuck”. Eppure in casa nostra l’italiano è ovunque. È la mia lingua, è la lingua in cui parlo con mio marito, è la lingua dell’asilo. Allora ,come fa un bambino di 3 anni a conoscere tutte le tipologie di camion e ruspe da cantiere in inglese?
3 lingue che sono, prima di tutto, radici
Per noi il trilinguismo non è un metodo studiato a tavolino, ma semplicemente la nostra famiglia.
Mio marito è nato in Germania, da padre inglese e madre italiana: porta dentro di sé queste tre lingue da sempre, molto prima che nascesse nostro figlio. Non abbiamo deciso di crescerlo trilingue. Gli abbiamo solo passato ciò che già eravamo.
Chi inizia a informarsi sul bilinguismo incontra presto tre approcci classici, utili per capire dove ci si colloca:
- Un genitore, una lingua (OPOL, one parent, one language). Ogni genitore parla al bambino sempre e solo nella propria lingua. È l’approccio più citato quando mamma e papà hanno due madrelingue diverse.
- Lingua minoritaria in casa (ML@H, minority language at home). In famiglia si parla la lingua che non si sente fuori, lasciando che quella del territorio arrivi da sola attraverso asilo, amici e ambiente. Utile quando la lingua di casa rischia di essere schiacciata da quella dominante.
- Strategie miste. Nessuna regola rigida,la lingua minoritaria entra da più canali ,una tata madrelingua, libri, cartoni, canzoni, i nonni, una scuola bilingue. Più flessibile, e spesso più vicino alla realtà delle famiglie.
Nel concreto, la nostra organizzazione è questa:
- Italiano: lo parliamo io e mio marito con Leo, lo parliamo tra noi due, ed è la lingua dell’asilo e di tutto ciò che lo circonda.
- Tedesco: è la lingua che il papà usa con lui, il suo filo diretto con le origini paterne.
- Inglese: arriva dalla tata madrelingua e dai nonni, che con Leo parlano sempre e solo inglese.
Detta così sembra ordinata. Nella vita reale è molto più disordinata, e va benissimo così.
La lingua “facile” e le lingue da proteggere
Quando guardi questo schema, una cosa salta all’occhio: l’italiano è dappertutto. Io, il papà, noi come coppia, l’asilo, il parco, il supermercato. Il tedesco e l’inglese, invece, vivono in pochi canali precisi: papà, tata, nonni.
In un Paese dove la lingua dell’ambiente è già fortissima, non devi preoccuparti che il bambino impari quella,ma la assorbe da sola. Le lingue su cui vale la pena vegliare sono le altre, quelle che hanno meno ore, meno voci, meno occasioni. Per noi significa custodire ogni momento di tedesco col papà e ogni pomeriggio con la tata come piccoli tesori e non darli per scontati.
Cosa succede al bambino che parla piu’ lingue
A questa età il linguaggio esplode, e con tre lingue l’esplosione è spettacolare e caotica insieme. Leo mescola. Infila una parola inglese in una frase italiana, risponde in italiano al papà che gli parla in tedesco, inventa parole che non esistono in nessuna delle tre.
All’inizio ti chiedi: si sta confondendo? È indietro? Poi capisci che il mix non è confusione, ma il bambino pesca dal vocabolario più ampio che ha, prendendo da ogni lingua la parola che gli serve in quel momento. Le cars le ha imparate giocando con la tata, e quella parola vince semplicemente perché è lì che ha imparato a giocare.
E poi c’è la cosa che mi stupisce di più: non si limita a capire, ma cambia lingua. Quando vengono a trovarci amici che parlano solo inglese, o quando viaggiamo e intorno a lui la lingua cambia, nostro figlio si adatta,passa all’inglese con chi parla inglese e resta sull’italiano con noi. Ha già intuito che ogni persona ha la sua lingua, e sceglie quella giusta. Vederlo spostarsi dall’una all’altra, naturale come cambiare gioco, è il momento in cui mi è chiaro che le tre lingue non lo confondono affatto, ma che le governa abilmente.
Cosa ci sta aiutando (per ora)
Non ci sono ricette precise, ma ho solo qualche scelta che, nella nostra famiglia, sta funzionando:
- Tenere fermi i canali. Papà-tedesco, tata-inglese, ambiente-italiano: più le fonti restano coerenti, più per Leo ogni lingua resta “agganciata” a una persona, ma una direzione chiara aiuta.
- Non correggere il mix. Quando dice “voglio il dump truck” non lo riprendo. Gli rispondo nella lingua giusta, con naturalezza, e lui col tempo aggiusta da solo. Correggere rischia solo di fargli associare una lingua a un rimprovero.
- Dare ore vere alle lingue minori. Libri in tedesco col papà la sera, cartoni e canzoni in inglese, telefonate con i nonni. Le lingue meno presenti hanno bisogno di occasioni costruite perché, purtroppo, non capitano da sole.
Le sue tre lingue non sono un fiore all’occhiello. Sono le persone che lo amano, ciascuna con la propria voce. E forse è questo il modo più semplice di guardarle: non lingue da insegnare, ma legami da tenere vivi.
Cosa dicono i pediatri e gli esperti
Quando i dubbi si fanno sentire, mi ha aiutata sapere che su questo tema la scienza è abbastanza concorde, e rassicurante. L’American Academy of Pediatrics, la principale società pediatrica statunitense, ha raccolto i miti più diffusi sul bilinguismo proprio per smontarli uno a uno.
I 3 punti che mi hanno tolto un peso:
- Più lingue non causano ritardi: i bambini che crescono con due o più lingue raggiungono le tappe del linguaggio negli stessi tempi degli altri. Se c’è un ritardo reale, dipende da altro, non dal plurilinguismo. Il ritardo nel linguaggio, probabilmente, si presenterebbe comunque, anche con una lingua sola.
- Mescolare le lingue non è confusione. Infilare una parola di una lingua in una frase di un’altra è normale e tipico anche degli adulti bilingui; in genere intorno ai quattro anni i bambini imparano a separare le lingue a seconda di chi hanno davanti.
- Il plurilinguismo è una risorsa e non un ostacolo. Oltre al valore affettivo e culturale, viene associato a benefici sul piano cognitivo, come una maggiore flessibilità mentale.
Questo non è un lasciapassare per smettere di osservare il proprio figlio. Se hai un dubbio concreto sullo sviluppo del linguaggio, il pediatra o il logopedista restano il riferimento giusto.
Domande Frequenti
È la paura numero uno, anche la mia. Ma crescere con più lingue non causa ritardi nel linguaggio: i bambini bilingui e plurilingui imparano a parlare nei tempi normali. Possono avere, all’inizio, un vocabolario un po’ più distribuito tra le lingue, ma sommando tutto sono perfettamente in linea.
È normale e non è un segno di confusione. Mescolare (gli esperti lo chiamano code-mixing) è proprio ciò che fanno anche gli adulti bilingui: scegli al volo la parola che ti serve. Con la crescita Leo imparerà a separare le lingue a seconda dell’interlocutore.
È fisiologico: la lingua con meno ore di esposizione è quasi sempre la più fragile. Non è un problema, è un invito a darle più spazio: più libri, più tempo con chi la parla, più occasioni reali.
Può succedere, soprattutto quando l’ambiente spinge forte verso una sola lingua. Non si forza: si continua a offrirla con naturalezza e senza pressioni. Una lingua dormiente spesso si risveglia quando torna ad avere un senso affettivo, un viaggio, i nonni o un amico.