La prima volta che è successo, Leonardo aveva due anni e la febbre. Nel cuore della notte si è messo a urlare e ad agitarsi, con gli occhi sbarrati, come terrorizzato, ma senza vederci davvero e senza riuscire a calmarsi con niente. Ci siamo spaventati tantissimo. Abbiamo scoperto che si trattava di pavor notturno, e che era molto meno grave di quanto sembrasse. Ti racconto la nostra esperienza e cosa ci ha spiegato il pediatra, sperando di risparmiarti la paura che abbiamo provato noi.
Nota importante: questa è stata la nostra esperienza e non è un consiglio medico. Ogni bambino è diverso, quindi per qualsiasi dubbio o per indicazioni sul vostro caso specifico parlate sempre con il vostro pediatra.
Cos’è il pavor nocturnus?
Il pavor notturno (o terrore notturno) è un fenomeno del sonno che si manifesta di solito nella prima parte della notte, durante il sonno profondo. Il bambino può urlare, piangere, agitarsi, sudare, avere gli occhi aperti e sembrare sveglio e spaventatissimo. In realtà non è sveglio: è in una sorta di “via di mezzo” tra le fasi del sonno, non ti riconosce, non risponde e, la cosa che più consola, la mattina dopo non ricorda nulla.
È diverso dall’incubo: l’incubo arriva nella seconda parte della notte, il bambino si sveglia davvero, cerca conforto e spesso ricorda cosa l’ha spaventato. Nel pavor, invece, non c’è risveglio e non c’è ricordo.
Quando succede (la nostra esperienza)
Nel nostro caso, con il tempo, abbiamo notato uno schema abbastanza chiaro: gli episodi arrivano quando Leo è malato, quando sta per ammalarsi o quando è molto, molto stanco. La febbre, in particolare, è stata la miccia della prima volta. Riconoscere questi momenti ci ha aiutato tantissimo, perché quando sappiamo che è provato o influenzato, mettiamo in conto che la notte potrebbe esserci un episodio, e lo affrontiamo più preparati e meno in panico.
Cosa ci ha detto il pediatra
La cosa più importante è stata la sua rassicurazione: il pavor notturno è un fenomeno comune nei bambini piccoli, non è pericoloso, non è un segno che il bambino stia soffrendo o abbia problemi, e tende a sparire con la crescita. Sapere questo ha cambiato completamente il nostro modo di viverlo. Poi ci ha dato qualche indicazione pratica molto concreta.
Cosa fare
- Resta accanto a lui con calma. La tua presenza tranquilla è già la cosa più utile, anche se sembra non accorgersene.
- Aspetta che passi. Gli episodi durano di solito pochi minuti e si esauriscono da soli.
- Metti in sicurezza l’ambiente. Occhio a spigoli e cadute: se si muove molto, assicurati che non possa farsi male, con eventuali sponde al letto.
- Cura la regolarità del sonno. Orari costanti e una buona routine della nanna aiutano a ridurre gli episodi.
- Evita che si stanchi troppo. La stanchezza eccessiva è uno dei fattori scatenanti: un pisolino o un anticipo della nanna, nei periodi critici, possono aiutare.
- Gestisci la febbre quando è malato, seguendo le indicazioni del pediatra.
Cosa NON fare
- Non svegliarlo. Svegliarlo di forza lo confonde e può peggiorare l’agitazione.
- Non scuoterlo e non tenerlo fermo con forza. Contenerlo fisicamente rischia solo di intensificare la reazione.
- Non fargli domande e non provare a “ragionarci”. In quel momento non è raggiungibile: le parole non arrivano.
- Non parlarne con lui il giorno dopo. Non ricorda nulla, e rievocarlo può solo generare ansia inutile.
Il pavor notturno, per quanto impressionante, è quasi sempre un fenomeno comprensibile e passeggero. Vale però la pena parlarne con il pediatra se gli episodi sono molto frequenti, se durano a lungo, se compaiono movimenti insoliti o irrigidimenti, o semplicemente se hai un dubbio e vuoi vederci chiaro. Confrontarsi serve anche solo a togliersi il pensiero.
Domande Frequenti
È un fenomeno del sonno profondo in cui il bambino urla e si agita sembrando sveglio e spaventato, pur non essendolo. Non ti riconosce, non risponde e la mattina dopo non ricorda nulla.
Può comparire già intorno ai due anni ed è frequente nella prima infanzia. Nella maggior parte dei casi tende a ridursi e a sparire con la crescita.
Il pavor arriva nella prima parte della notte, senza vero risveglio e senza ricordo. L’incubo arriva più tardi, il bambino si sveglia davvero, cerca conforto e spesso ricorda cosa l’ha spaventato.
Restare vicino con calma, aspettare che passi senza svegliare né trattenere il bambino, e mettere in sicurezza l’ambiente. Gli episodi durano di solito pochi minuti.
Se gli episodi sono molto frequenti o lunghi, se compaiono movimenti insoliti o se hai dei dubbi, parlane con il pediatra per un consiglio.