Miranda Priestly non è il diavolo: è la madre in carriera che non sappiamo perdonare

di The Modern Mamas Aggiornato al 11 Giugno 2026 ⏱ 5 min di lettura
Miranda Priestly non è il diavolo: è la madre in carriera che non sappiamo perdonare

Quando pensiamo alla donna arrivata al vertice, all’apice del potere nel suo settore, l’immagine che torna è quasi sempre la stessa: una direttrice impeccabile, una parola che basta a far tremare una redazione intera, uno sguardo che pesa più di un discorso. Miranda Priestly, il personaggio al centro de Il diavolo veste Prada, è diventata l’icona della donna in carriera. Ma c’è un dettaglio che spesso passa in secondo piano: Miranda è anche una madre.

E proprio in quel dettaglio si nasconde quasi tutto quello che il film, a guardarlo bene, ha da dirci.

La donna al potere che fa (ancora) paura

Miranda comanda un impero. È competente, esigente, capace di decisioni rapide e impopolari. Se fosse un uomo, la chiameremmo leader. Essendo una donna, per gran parte della storia viene descritta come glaciale, spietata, “il diavolo”.

È qui il primo insegnamento: l’autorità in una donna viene letta diversamente. Le stesse qualità che in un dirigente uomo sono ammirate, in lei diventano difetti. La fermezza diventa freddezza, l’ambizione diventa egoismo. È un doppio standard che le madri conoscono molto bene, perché si ripresenta ogni volta che una donna sceglie di prendersi sul serio sul lavoro.

L’ambizione e la maternità non si escludono, ma il giudizio non lo sa

Il film mostra Miranda madre solo in pochi momenti, quasi di sfuggita: le figlie, una vita familiare che scricchiola, una scena privata in cui, senza la corazza del ruolo, appare improvvisamente fragile. Sono attimi, ma raccontano una verità: dietro la professionista temuta c’è una persona che porta lo stesso peso di tutte, quello di non poter mai essere abbastanza su nessuno dei due fronti.

A una madre che lavora a quei livelli si chiede, implicitamente, di scusarsi. O è troppo assente con le figlie, o non è abbastanza dedita al lavoro. Miranda incarna questa tensione senza risolverla, e fa bene a non risolverla, perché non esiste una formula. L’insegnamento non è “si può avere tutto”: è che il prezzo dell’ambizione, per le donne, viene ancora calcolato in modo diverso che per gli uomini.

C’è un’idea, nel film, che vale anche fuori dalle redazioni di moda: niente di ciò che facciamo è davvero “solo una scelta a caso”. Dietro un dettaglio che agli altri sembra insignificante ci sono competenza, lavoro, decisioni prese da qualcuno molto tempo prima. È la rivincita di tutte le professioniste il cui mestiere viene sminuito con un’alzata di spalle.

Per una madre che lavora, è una difesa preziosa: il proprio lavoro ha valore anche quando chi sta intorno non lo capisce, non lo vede, o lo considera meno “vero” perché magari si svolge lontano dagli occhi.

Cosa possiamo imparare

Senza trasformare Miranda in un modello da imitare alla lettera, il film non nasconde mai il costo umano del suo mondo , il personaggio ci lascia alcuni spunti che restano attuali:

  • La competenza non ha bisogno di scuse. Una donna brava nel suo lavoro non deve giustificarsi per esserlo.
  • Il giudizio sull’ambizione femminile è un problema di chi giudica, non di chi ambisce.
  • Essere madre e avere una carriera non sono in contraddizione. Lo sono nelle aspettative che la società ci appiccica addosso.
  • Il prezzo, però, va guardato in faccia. La domanda giusta non è “fino a dove arrivare”, ma “a quali condizioni” , e perché quelle condizioni siano così sbilanciate per le donne.

Forse il lascito più interessante di Miranda Priestly non è insegnarci come essere madri in carriera. È mostrarci, come in uno specchio, quanto siamo ancora pronti a perdonare un uomo al potere e quanto, invece, continuiamo a far pagare a una donna che osa volere le stesse cose.

Dietro Miranda c’è (anche) Anna Wintour

Non è un caso se il personaggio richiama una figura reale. Miranda Priestly è ampiamente considerata ispirata ad Anna Wintour, storica direttrice di Vogue America: l’autrice del romanzo da cui è tratto il film, Lauren Weisberger, aveva lavorato proprio come sua assistente prima di scriverlo. Wintour ha guidato Vogue dal 1988 al 2025, trentasette anni, prima di lasciare la direzione e assumere un ruolo editoriale globale all’interno di Condé Nast.

Negli anni Wintour ha commentato il paragone con ironia, senza mai confermarlo né smentirlo del tutto, lasciando agli altri il giudizio sulle somiglianze. È anche la ragione per cui, quando si parla della mamma in carriera per eccellenza, la sua immagine è quella che viene subito in mente. Dietro il personaggio di finzione c’è una delle donne più influenti del mondo della moda.

Domande Frequenti

Miranda Priestly è una madre nel film?

Sì. Nel film ha due figlie gemelle, e la sua vita familiare emerge in pochi momenti che mostrano il lato privato dietro il ruolo pubblico.

Perché Miranda Priestly è considerata l’icona della donna in carriera?

Perché incarna competenza, autorità e potere ai vertici di un settore esigente e competitivo, diventando il simbolo della professionista arrivata al massimo livello.

Cosa insegna «Il diavolo veste Prada» su maternità e lavoro?

Che ambizione e maternità non sono in contraddizione, ma il giudizio sociale sull’ambizione femminile resta più severo di quello riservato agli uomini nella stessa posizione.

Featured Image: Working Mum Stock photos by Vecteezy

The Modern Mamas
Scritto da The Modern Mamas

Senior SEO Manager e Mamma di Leonardo

Sono Francesca, mamma di Leonardo e professionista della SEO da più di dieci anni. Il mio lavoro è capire le domande che le persone digitano ogni giorno e rispondere con contenuti chiari e affidabili. Con The Modern Mamas faccio la stessa cosa, ma sul tema che mi tocca più da vicino: la maternità. Niente promesse irrealistiche né perfezione da vetrina, solo informazioni verificate, esperienze reali e qualche consiglio testato sul campo (spesso su Leonardo). Perché crescere un figlio è già abbastanza complicato senza il rumore di fondo.