L’ambientamento al nido (quello che una volta si chiamava inserimento) è spesso la parte più delicata di tutto il percorso. Non solo per il bambino, ma anche per te: vedere il proprio piccolo piangere al distacco è una delle cose più difficili da reggere. Con un po’ di gradualità e qualche accortezza, è una fase che si supera abbastanza rapidamente. Ecco i miei consigli – basati sull’esperienza personale – che aiutano bambini e genitori.
Cos’è l’ambientamento?
Si parla di “ambientamento” e non più solo di “inserimento” perché l’idea è proprio quella di accompagnare il bambino ad ambientarsi, cioè a sentirsi a casa in un luogo nuovo, con persone nuove. Non si tratta di “lasciarlo e via”, ma di un percorso graduale in cui, nei primi giorni, il genitore resta con lui e poi si allontana sempre di più, dando al bambino il tempo di costruire fiducia verso l’educatrice di riferimento.
Quanto dura e come funziona
Di solito l’ambientamento dura circa 2-3 settimane, ma i tempi sono e devono essere flessibili. In genere si parte con permanenze brevi e con il genitore presente, per poi allungare pian piano i tempi e introdurre i primi distacchi, fino ad arrivare alla giornata intera (o all’orario previsto). La figura di riferimento, cioè l’educatrice, in questa fase, è il punto fermo a cui si aggancia la sua sicurezza.
Con Leonardo, per esempio, i primi giorni si fermava al massimo un’ora, e solo quando ha iniziato a reagire meglio abbiamo allungato di due ore, e poi via via di più. Procedere a piccoli passi, seguendo lui, è stata la cosa che ha funzionato meglio per noi.
8 consigli pratici per i genitori
- Preparalo con semplicità. Parlagli del nido con parole positive e concrete, senza caricarlo di aspettative o ansie. Leggere insieme un libretto sul tema aiuta (Noi abbiamo letto ‘Andiamo all’asilo. Da 0 a 5 anni’ di Giorgia Cozza)
- Affidati a un oggetto del cuore. Il doudou, il ciuccio o un giochino familiare sono un ponte tra casa e nido e lo rassicurano nei momenti di distacco.
- Cura il rito del saluto. Un saluto breve, affettuoso e sempre uguale funziona meglio di mille tentennamenti. Digli che torni, e poi vai via.
- Mai sparire di nascosto: scomparire senza salutare mina la sua fiducia e sembra meno doloroso, ma è il contrario. Meglio un saluto con qualche lacrima che una sparizione.
- Gestisci le tue emozioni. I bambini sono spugne: se percepiscono la tua serenità, si tranquillizzano prima. È legittimo essere commossa, ma cerca di trasmettergli fiducia.
- Tieni stabili le routine a casa. In questo periodo di novità, mantenere fissi i ritmi della nanna e dei pasti dà al bambino un senso di sicurezza.
- Pazienza con i passi indietro. Un giorno va benissimo, quello dopo piange di nuovo: capita a tanti ed è parte del processo e non va visto come un fallimento.
- Fidati degli educatori e parla con loro: confrontati con gli educatori o educatrici ogni giorno, sapere com’è andata aiuta anche te.
Il pianto al distacco: cosa sapere?
Vedere il proprio bambino piangere quando ti allontani è durissimo, ma il pianto al momento del distacco è una reazione comune e comprensibile. Il bambino sta solo esprimendo che gli manchi. Nella grande maggioranza dei casi i bambini si calmano pochi minuti dopo che il genitore è uscito, ripresi dal gioco e dalle attenzioni dell’educatrice (chiedile pure conferma, te lo dirà volentieri). Se invece il disagio resta molto intenso e prolungato per diverse settimane, parlane con gli educatori per rivedere insieme i tempi: l’ambientamento si può sempre adattare.
5 errori da evitare
- Sparire senza salutare.
- Prolungare all’infinito i saluti, trasmettendo che il distacco è un dramma.
- Mostrare la propria ansia o piangere davanti a lui.
- Forzare i tempi o, al contrario, mollare tutto al primo pianto.
- Fare paragoni con altri bambini: ognuno ha i suoi tempi.
Domande Frequenti
In media circa due settimane, ma dipende dal bambino. I tempi vanno adattati con flessibilità insieme agli educatori.
Sì, il pianto al distacco è una reazione molto comune e comprensibile, soprattutto i primi giorni. Di solito i bambini si tranquillizzano poco dopo l’uscita del genitore.
Sì, è proprio il senso dell’ambientamento: nei primi giorni il genitore resta presente, per poi allontanarsi in modo graduale man mano che il bambino prende confidenza.
Se dopo diverse settimane la fatica resta forte, parlane con gli educatori per rivedere i tempi e le modalità. A volte basta rallentare e dare più gradualità.
Sì, piccoli passi indietro (sul sonno, sul pannolino, sull’umore) capitano a tanti bambini in questa fase di cambiamento e tendono a rientrare con il tempo e la routine.