Con qualche precauzione e un po’ di attenzione all’igiene, gatto e neonato convivono benissimo. Vediamo insieme a cosa stare attenti, cosa dicono gli esperti sulla toxoplasmosi e come preparare il tuo micio all’arrivo del bebè.
La toxoplasmosi: come stanno le cose
Partiamo dal timore più diffuso. La toxoplasmosi è un’infezione causata da un parassita che si riproduce nell’intestino del gatto e viene eliminato con le feci. Se contratta per la prima volta in gravidanza può essere trasmessa al feto, e questo è il motivo di tanta prudenza.
Ma attenzione, perché il quadro reale è più rassicurante di quanto si creda: le fonti di contagio più comuni sono la carne cruda o poco cotta, i salumi, e la frutta e verdura non lavate, non il gatto di casa. Il rischio legato a un gatto domestico, che vive in casa e mangia cibo confezionato o cotto, è molto basso. Ecco perché, come chiariscono gli specialisti, non è necessario separarsi dal proprio animale.
Le precauzioni da seguire in gravidanza sono semplici:
- Non pulire tu la lettiera. Fatti aiutare da qualcun altro. Se proprio devi farlo, usa guanti monouso e lavati bene le mani subito dopo.
- Fai cambiare la lettiera ogni giorno. Le uova del parassita diventano infettive solo dopo un po’ di tempo dall’emissione, quindi la pulizia quotidiana riduce moltissimo il rischio.
- Tieni il gatto in casa e non dargli carne cruda: così evita di infettarsi cacciando o mangiando prede.
- Usa i guanti in giardino e lava con cura frutta e verdura.
- Fai il test (toxo-test) all’inizio della gravidanza, come indicato dal tuo ginecologo, e segui le sue indicazioni.
Preparare il gatto all’arrivo del bebè
I gatti amano la routine, quindi ogni cambiamento va introdotto con gradualità, meglio se qualche mese prima:
- Monta per tempo culla, fasciatoio e passeggino e lascia che li annusi, così non saranno una novità improvvisa.
- Abitualo ai rumori. Il pianto di un neonato, a volume basso, è un ottimo allenamento.
- Definisci gli spazi in anticipo. Se la cameretta sarà off limits, chiudi la porta già ora, senza collegare il divieto all’arrivo del bambino.
- Non lasciarlo dormire nella culla. Una zanzariera rigida sulla culla o la porta chiusa risolvono il problema: i gatti amano i posti caldi e raccolti, ed è meglio evitare fin da subito.
- Preservagli i suoi rifugi, i posti in alto e gli angoli tranquilli dove può ritirarsi: per un gatto, poter scappare è fondamentale.
Igiene e sicurezza, giorno per giorno
- Lettiera e ciotole lontane dalle zone in cui sta il bambino, e mai vicino alla cucina.
- Igiene delle mani dopo aver toccato il gatto o la sua lettiera.
- Unghie sempre corte e controlli regolari dal veterinario (vaccinazioni, sverminazione, antiparassitari): un graffio può trasmettere infezioni, come la malattia da graffio di gatto.
- Mai lasciarli soli insieme. Anche il gatto più tranquillo può spaventarsi, e un neonato non può difendersi né allontanarsi.
- Niente pelo in bocca e niente leccate sul viso, e più avanti attenzione ai giochi condivisi.
Quando il bambino cresce
Man mano che il piccolo si muove, arriva il momento di insegnargli il rispetto: non si tira la coda, non si disturba il gatto mentre mangia o dorme, e non lo si insegue quando cerca di andarsene. Sono le stesse regole che proteggono entrambi, perché quasi tutti i graffi nascono da un gatto messo alle strette. Un bambino che impara a leggere i segnali dell’animale (“adesso vuole stare tranquillo”) sviluppa empatia.
Se il gatto mostra segnali di stress importante (si nasconde sempre, smette di mangiare, sporca fuori dalla lettiera, diventa aggressivo), parlane con il veterinario. E per qualsiasi dubbio di salute che riguarda te o il bambino, il riferimento restano il ginecologo e il pediatra.
Domande Frequenti
No. Gli specialisti chiariscono che non è necessario separarsi dal gatto: il rischio legato a un gatto domestico è molto basso, e bastano semplici precauzioni igieniche, come non pulire personalmente la lettiera e farla cambiare ogni giorno.
Più spesso attraverso carne cruda o poco cotta, salumi e frutta e verdura non lavate, e solo in parte attraverso il contatto con le feci di gatto infetto. Per questo l’attenzione va soprattutto all’alimentazione e all’igiene.
Meglio di no: i gatti cercano i posti caldi e raccolti, quindi è saggio impedire l’accesso alla culla, per esempio con una zanzariera rigida o tenendo chiusa la porta della cameretta.
Può accusare il cambiamento, perché i gatti amano la routine. Aiutano l’introdurre i cambiamenti in anticipo, mantenere le sue abitudini e lasciargli sempre rifugi tranquilli dove ritirarsi.