Il 10 luglio 2026 la Commissione Europea ha comunicato le sue conclusioni preliminari: il design di Instagram e Facebook crea dipendenza e viola il Digital Services Act, la legge europea sui servizi digitali. Da mamma, leggere una notizia così fa un certo effetto: quello che molti di noi intuivano guardando i figli (e a volte noi stessi) incollati allo schermo, ora è nero su bianco in un’indagine europea. Vediamo cosa dice davvero, e cosa possiamo farci.
Cosa contesta la Commissione
Nel mirino ci sono alcune funzioni precise delle due piattaforme: lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. Secondo la Commissione, sono meccanismi che mettono la mente “in modalità pilota automatico”, alimentando un uso compulsivo. L’accusa a Meta è di non aver valutato adeguatamente i rischi che questo design comporta per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare dei minori e degli adulti vulnerabili.
L’indagine riguarda anche la verifica dell’età per gli under 13 e il cosiddetto effetto “tana del coniglio”, cioè la spirale di contenuti sempre più estremi suggeriti dagli algoritmi, che può fare leva sulla vulnerabilità e l’inesperienza dei più giovani. Le misure adottate finora da Meta, secondo Bruxelles, non sono efficaci: gli strumenti per gestire il tempo si aggirano facilmente, e i controlli parentali funzionano solo se i genitori hanno competenze tecniche e tempo per capirli.
Una precisazione doverosa: si tratta di conclusioni preliminari, non di una condanna definitiva. Meta ora può rispondere e presentare le sue difese. Se la violazione verrà confermata, però, la multa può arrivare fino al 6% del fatturato annuo mondiale, e all’azienda potrebbe essere chiesto di disattivare le funzioni più problematiche. Vale la pena aggiungere che il paragone con le droghe pesanti, comparso in molti titoli di giornale, è una sintesi giornalistica: la Commissione parla di design che “crea dipendenza”, non di equivalenza con le sostanze.
Perché ci riguarda da vicino
Al di là delle sanzioni, questa notizia dice una cosa importante a noi genitori: se nostro figlio (o noi) fatica a staccarsi dallo schermo, non è una questione di scarsa forza di volontà. Quelle app sono progettate per trattenerci. È un cambio di prospettiva che toglie un po’ di colpa e ci restituisce lucidità.
Cosa possiamo fare, intanto
Nell’attesa che le regole cambino, restano le buone abitudini di casa:
- Rispettare i limiti d’età. Le piattaforme prevedono un’età minima (in genere 13 anni): non è una formalità, è una soglia di tutela.
- Niente schermi prima della nanna e fuori dalla cameretta la notte. La luce blu e i contenuti stimolanti ostacolano il sonno.
- Disattivare le notifiche push, che sono l’amo più efficace per riportarci dentro l’app.
- Parlare invece di vietare e basta. Spiegare ai figli come funzionano scroll infinito e algoritmi li rende più consapevoli, e più forti.
- Dare l’esempio. I bambini imparano guardando noi: se a tavola siamo noi con il telefono in mano, il messaggio è già passato.
Se ti interessa il tema, ne parlo anche in essere genitori nell’era digitale e in il sonno dei bambini e la luce blu.
Domande Frequenti
La Commissione Europea ha stabilito, in via preliminare, che il design di Instagram e Facebook crea dipendenza e viola il Digital Services Act. Meta può rispondere prima della decisione finale.
Lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati, considerati capaci di favorire un uso compulsivo.
Se la violazione sarà confermata, la multa può arrivare fino al 6% del fatturato annuo mondiale, oltre alla richiesta di modificare le funzioni contestate.
Le principali piattaforme fissano l’età minima a 13 anni. La Commissione sta valutando anche l’efficacia dei sistemi di verifica dell’età usati da Meta per gli under 13.